CINQUE CROCI SCARLATTE

Al termine della via Laurentana, adagiata sulla sommità di Monte Prodo, sorge la basilica di Loreto, che stando alla tradizione cristiana ospita da più di 7 secoli parte di quel che resta della dimora terrena della Santa Vergine Maria.

I lavori di edificazione del santuario, una delle principali mete dei pellegrinaggi legati al culto mariano, si protrassero per più di un secolo e furono gestiti da otto differenti architetti (molti dei quali militari) comportando l’edificazione di un edificio polifunzionale, che ospitasse la gran massa di pellegrini in visita, e potesse al contempo fungere da avamposto difensivo della santa reliquia di fronte ai comunissimi attacchi dei turchi lungo le coste adriatiche.

La tradizione cattolica suggerisce che la casa di Maria fosse stata trasportata in un santo volo da alcuni angeli che al fine la deposero miracolosamente, dopo svariate tappe intermedie, sulla cima di monte Prodo. La realtà dei fatti invece, comprovata da studi archeologici, storiografici e letterari, vede la casa smontata e spostata via mare probabilmente dai cavalieri dell’ordine del tempio, protettori e custodi delle reliquie di terra santa.

Studi recenti oltre a confermare la conformità delle pietre lauretane a quelle nazarene, e quindi la probabile veridicità storica (non religiosa) della “santa casa”, hanno anche ritrovato chiare tracce dell’interferenza templare con la reliquia. Sono state infatti rinvenute, tra le pietre che compongono la base della casa, cinque croci patenti di stoffa rossa, simbolo dei cavalieri dell’ordine del tempio di Gerusalemme.

Quello che mi ha indotto questo breve lavoro è l’incongruenza strutturale, non solo tra le singole componenti dell’architettura esterna del “sarcofago” della reliquia, del santuario in sé, con i suoi camminamenti difensivi, la cupola, le solide mura, le torri e la facciata di candida pietra, ma l’incongruenza stessa, per altro propria della più classica tradizione cristiana, tra la magnificenza e ridondanza dell’apparato celebrativo e la semplice povertà delle sacre pietre in questa custodite che, almeno dal mio profano punto di vista, passano nettamente in secondo piano rispetto all’apparato che le circonda, protegge e nasconde.

Le cinque croci scarlatte ritrovate tra le pietre della “santa casa” ne impersonificano tacitamente tutta la storia. Una storia di religione e guerra, sangue e preghiere, santi e guerrieri.

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